La scuola per i programmatori «geni»

In autunno aprirà a Roma una scuola di programmazione aperta da un famoso programmatore, noto per aver creato un gioco per smartphone.


Ho letto questa notizia in un post su Linkedin dove si diceva anche che: «alla scuola si accede con una selezione iniziale e sarà riservata a dei “geni” che potranno imparare il coding grazie all’esperienza di questo guru dell informatica». Leggo queste notizie e mi vengono i brividi, seguiti dalla rabbia nel vedere come si trattano certi argomenti. Ecco alcune riflessioni:

  1. Programmare non è una questione da “geni”.
    Programmare significa saper risolvere un problema con del software ed è una cosa che sanno fare tutti. Serve solo la giusta guida per capire come tradurre i nostri pensieri in codice. Con il giusto metodo chiunque può farlo.
  2. Ad insegnare non può essere un guru, ma forse una persona illuminata e che sappia mettere in risalto le capacità dello studente. Per insegnare bene non ci vuole un professionista bravissimo nel suo campo, ma un insegnante che sappia valorizzare le capacità dei sui studenti. Spesso il genio non sa trasferire la sua genialità a chi lo ascolta.
  3. Per imparare a fare qualcosa è utile che ci sia una struttura che ci “vincola” esternamente, come potrebbe essere una scuola con dei corsi, orari, lezioni, compiti, ma la spinta deve arrivare da dentro. Se volete veramente fare qualcosa, ne avete già le potenzialità, non vi serve la struttura esterna. Se volete fare grandi cose… organizzatevi, rimboccatevi le maniche: non attendete che siano gli altri a venire in vostro soccorso. Non chiedete aiuto a destra e sinistra: datevi da fare!
    Cercate, studiate, sperimentate…
  4. A cosa serve una scuola di questo tipo quando ci sono già facoltà di informatica e ingegneria? Magari la scuola è pure a pagamento… mi sembrano quasi quei corsi che ti offrivano in stile postalmarket promettendoti il lavoro. Ovviamente il corso andava pagato perché poi avresti SICURAMENTE trovato un lavoro garantito… già…
  5. Il lavoro del programmatore oggi è (in genere) considerato a un livello molto basso. Se dite di saper scrivere qualche riga di codice, società di consulenza/body rental vi fanno aprire subito una p.iva e vi sbattono in prima linea. Loro si fanno pagare tariffe da sogno e a voi restano le briciole.
  6. Chi uscirà da questa “scuola” che prospettive avrà? Cosa potrà fare? Svilupperò App e giochi per smartphone? Nel 2020?? In Italia poi??? Paese fermo al palo e senza il coraggio di investire. Temo proprio che dopo aver speso soldi si troverà ad essere ingaggiato da qualche società di consulenza e body rental per le solite tariffe stracciate e sottopagate.
  7. Per fare un’App o un gioco di successo non serve un genio, ma un team. Gente preparata che sa cosa fa e non agisce seguendo solo l’istinto geniale (a volte necessario). Per far si che l’App abbia successo serve una campagna di marketing = soldi, annunci, tempo, promozioni. Altro che genio…
  8. Se uno è un genio perché mai dovrebbe andare a questa scuola? Oltretutto subendo pure l’umiliazione di una selezione: tu non sei troppo geniale per noi! E se anche non fossi un genio e passassi la loro selezione… come farebbero a farti diventare geniale? Di sicuro deterranno un qualche tipo di pietra filosofale in grado di trasformare pochi eletti in geniali programmatori. Orripilante.
  9. Gli annunci sensazionalistici ci hanno francamente stancato.
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