Corso di Digital Fabrication – le tecnologie per la stampa 3D

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Scopriamo le altre tecnlogie utilizzate per la stampa 3D. Ol tre alla FDM abbiamo la sinterizzazione, le DLP, la tecnica a getto  e la laminazione.

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Molte stampanti industriali o professionali impiegano un raggio laser per solidificare del materiale in polvere, depositato in strati successivi. Questa tecnica si chiama sinterizzazione e può essere utilizzata per stampare oggetti anche in metallo. La polvere è depositata strato su strato e poi fusa dal passaggio di un raggio laser che traccia le sezioni dell’oggetto. Queste macchine hanno il vantaggio di poter stampare anche parti sospese nel vuoto o a sbalzo senza nessuna difficoltà, perché la polvere che non è toccata dal laser funziona da supporto e da riempimento per l’oggetto che si sta formando.

Nelle stampanti DLP (Digital Light Processing) un proiettore illumina uno speciale liquido formato da polimeri che solidifica quando è esposto a della luce ultravioletta. Il proiettore utilizza una lampada UV e proietta su una vasca colma di un liquido speciale le sezioni dell’oggetto da stampare. A ogni esposizione si solidifica uno strato e l’oggetto è immerso progressivamente nella vasca. Il procedimento è molto semplice perché serve solo un meccanismo per abbassare il piano di stampa, il problema principale è dato dal costo della soluzione necessaria per la sintesi, che è molto elevato.

Con la tecnica della laminazione, le macchine ritagliano tanti strati che poi sono incollati uno sopra all’altro. Ci sono delle stampanti 3D che lavorano con la carta: disegnano gli strati su una pagina, li colorano, li ritagliano e li impilano incollandoli. Fanno un po’ come faccio io con i biglietti da visita durante i workshop. Così è possibile creare oggetti multicolori con ottime risoluzioni, poiché la carta è molto sottile! La tecnologia prende il nome di LOM (Laminated Object Manifacturing) e può essere impiegata anche con film plastici o lamiere metalliche.

Altre stampanti come le prime ZCorp impiegavano le testine di una stampante bidimensionale a getto d’inchiostro. La testina, modificata in modo da potersi muovere su tre dimensioni, al posto dell’inchiostro fa fuoriuscire un liquido composto da un legante o una colla e polvere di gesso. Queste tecnologie permettono anche di colorare gli oggetti stampati aggiungendo inchiostro al composto depositato dalla testina. Spesso gli oggetti realizzati non sono altro che prototipi perché il gesso è molto fragile e non ha spiccate qualità meccaniche.

 

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