Qualche attrezzo per iniziare

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Gli attrezzi per iniziare a costruire qualche piccolo circuito non sono poi molti. A dire il vero, spesso mi arrangio a far tutto con un piccolo coltellino svizzero, ma diciamo che questa è una situazione estrema. Per fare bene un lavoro ci vogliono gli strumenti giusti e tanto più sono adeguati e di buona qualità, tanto migliore sarà il risultato e minore la fatica.
Ecco una lista di tools (quasi) indispensabili:

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– un piano su cui lavorare – se usate un comune tavolo procuratevi una tavola di compesato o qualcosa per proteggere il tavolo. Illuminate il tavolo con una luce potente. Sul mio tavolo ho anche una luce a led con stelo flessibile che posiziono mentre lavoro.
– qualche cacciavite assortito (2): qualcuno a stella e a teglio di piccole e medie misure.
– una forbice (5), meglio se da elettricista per tagliare cavi e fili.
– una pinza da elettricista (3) – oltre che per serrare dadi di solito è dotata di una piccola cesoietta utile per spelare i fili elettrici o per tagliarli

– un tronchesino (4) da elettricista per tagliare i terminali “rigidi”
– una pinza spela fili (1) o (6) – se imparate a farlo con delle forbici o con la pinza da elettricista, sono inutili. La pinza automatica (6) si usa solo quando dovete spelare molti cavi di sezione medio-grossa.
– una lente di ingrandimento – vi faciliterà il lavoro. Spesso i componenti sono molto piccoli e le scritte sono quasi invisibili. Io utilizzo un monocolo da orefice di quelli da fissare agli occhiali. Ingrandisce meravigliosamente bene ed è comodo ed economico!

– una breadboard – è una scheda di prototipazione utilizzata per realizzare circuiti senza bisogno di saldare. I componenti si infilano nei forellini e si collegano con semplici fili elettrici. Comporre un circuito è semplice come giocare con i lego.

Per saldare:

saldatore da 20/30 watt – ve ne potete procurare uno anche nei negozi di bricolage. il costo va dalle poche euro in su. Meglio cercare prodotti conosciuti (Weller, Ersa, Philips… ). Ne trovate anche di economici ma dopo poche ore vi potreste trovare la punta completamente consumata. Io ho avuto un Ersa che mi è durato una decina d’anni (lo tenevo acceso per delle intere giornate). gli ho sostituito la punta dopo 7 anni; quando l’Ersa mi ha lasciato, ho preso un philips tuttora funzionante (ha 20 anni!). Se volete investire qualche soldino in più, prendete una stazione saldante con controllo della temperatura. Le stazioni saldanti migliori sono quelle della Weller, ma costano qualche centinaio di euro. Io ho una stazione della LaFayette che costa un decimo di una Weller e funziona benissimo: il controllo della temperatura è digitale.

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pompetta dissaldante – è un cilindretto con una molla in grado di aspirare lo stagno in eccesso.

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Spugnetta naturale – inumidita si utilizza per ripulire la punta del saldatore. Non usate spugne sintetiche perché si scioglierebbero.
Stagno – tempo fa si usava una lega composta da stagno e piombo (in proporzione 60/40). Il piombo facilita la fusione, ma non è molto salutare. Oggi trovate delle “leghe” lead-free che fondono a temperature maggiori. ALl’interno del filo di stagno ci sono dei micro forellini colmi di rosin o pasta saldante. Il rosin è un composto che facilita la fusione e aiuta a fare un lavoro “pulito”. Il rosin si liquefa e evapora. Non inspiratelo, perché non è molto salutare.

Terza mano – è una specie di base dotata di due mollette in cui fermare il pezzo che si sta lavorando. In questo modo abbiamo le mani libere e possiamo preoccuparci solo di stagno e saldatore. Si può costruire una terza mano con delle mollette o con dei blocchi di legno e un po’ di fantasia.

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Nel prossimo post vedremo una rapida panoramica sui componenti elettronici più comuni. Non perdetevelo!

A presto!

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